7 Settembre 2017
TERRITORIO

La siccità ha costretto numerose mandrie e greggi ad anticipare la discesa al piano, ma la tradizione non si ferma: così, sabato 9 e domenica 10 settembre, si ripeterà la consueta ‘Fiera di San Bartolomeo’ organizzata a Oropa nei giorni della demonticazione.
Vi parteciperanno, numerosi, gli allevatori della Pezzata Rossa d’Oropa, una delle razze bovine autoctone che meglio rappresenta la tradizione dell’allevamento alpino, la Pezzata Rossa d’Oropa, che è peraltro considerata a rischio estinzione. Saranno presenti anche le imprese dedite all’allevamento ovicaprino.

La due giorni inizia sabato 9, ci sarà il raduno e la premiazione degli allevatori (promossa dall’associazione l’Associazione Agro Montis Oropense, in sinergia col santuario e la sezione biellese dell’Associazione regionale allevatori), con la previsione di oltre 300 capi partecipanti; alle 12, distribuzione della tradizionale polenta concia. Inoltre, in occasione del raduno, saranno portati in mostra trattori d’epoca degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta, in collaborazione con l'Associazione Cavalli d'Acciaio.
La fiera proseguirà anche nella giornata di domenica con la fiera degli espositori, le passeggiate in pony per i più piccoli, i concerti di musica tradizionale Piemontese con il gruppo Eva Cera e la distribuzione della polenta concia e, alle 10.30 e alle 15.30, la dimostrazione di lavorazione del latte.
“Un appuntamento al quale gli allevatori della Coldiretti non mancheranno, come da tradizione” commenta il presidente di Coldiretti Vercelli Biella Paolo Dellarole.

L’attuale consistenza di capi bovini della Pezzata Rossa d’Oropa (estate 2016) è di oltre 6.000 capi suddivisi tra oltre 170 imprese: descritta già nei testi dell’Ottocento come ‘Razzeta d’Oropa’, è apprezzata per la sua rusticità ed adattamento all’ambiente alpino, e i margari biellesi ne hanno custodito, negli anni, l’identità unica. E’ una razza a duplice attitudine, carne e latte, con prevalenza per quest’ultima. Appartiene al ramo pezzate rosse di montagna. E’ originaria dalla provincia di Biella e ha una lunga storia: si suppone sia stata introdotta nel V secolo dai Burgundi, ed è affine alla francese abondance. Il suo libro genealogico data dal 1964, ma è stata iscritta soltanto nel 1985 sul registro ufficiale delle razze bovine.Tra le sue caratteristiche c’è la buona adattabilità a condizioni climatiche dure. Il caratteristico mantello, come vuole il nome, è mantello pezzato rosso con margini frastagliati variabile dall'arancione al rosso carico. Testa, estremità, ventre e fiocco della coda sono di colore bianco. La testa è leggera con profilo rettilineo, le corna sono rivolte in alto ed in aventi. Abbondante la pagliolaia.Le zampe sono forti e robuste, particolarmente adatte alla vita in pascolo. E’ di duplice attitudine, da latte e da carne.

“La sopravvivenza di questa razze – conclude Dellarole – è garantita dal lavoro di allevatori biellesi e valsesiani che scelgono di investire su animali custodi di biodiversità genetica e testimoni della nostra storia rurale, da cui dipende la tipicità dei prodotti della nostra agricoltura”.

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