Una tradizione tra fede e cultura della terra, tanto più sentita nelle province di Vercelli e Biella, distinte da una forte cultura rurale: è quella di Sant’Antonio Abate che il calendario liturgico festeggia martedì 17 gennaio.
LA TRADIZIONE E GLI APPUNTAMENTI
Una festa che ogni parrocchia e ogni borgo agricolo vivrà con la Messa e la partecipazione degli agricoltori, con i loro mezzi agricoli e i loro animali: nella città di Vercelli, uno degli eventi più attesi è la celebrazione nella chiesa della Confraternita di Sant’Antonio Abate.
La benedizione degli animali sarà al termine di tutte le celebrazioni eucaristiche.
A Biella, invece, la chiesa di San Giacomo al Piazzo aprirà come sempre le porte anche agli animali domestici durante la Santa Messa, purché in compagnia dei propri padroni, mentre a Rovasenda l’appuntamento sarà serale, con la Messa alle 20.30 e, a seguire, processione e falò; particolarmente partecipate anche le ricorrenze nel Biellese, in particolare a Cerrione, Sandigliano e Verrone-Massazza-Benna.
“Una festa per gli agricoltori e gli allevatori, di antica origine e ancor oggi celebrata come un tratto d’unione tra le generazioni che operano nel settore primario” commentano il direttore e il presidente di Coldiretti Vercelli e Biella, Paolo Dellarole e Maria Lucia Benedetti.
ANCHE ‘PEZZATA ROSSA’ E ’PIEMONTESE’ IN SAN PIETRO PER SALVARE LA ‘FATTORIA ITALIA’
Non solo: quest’anno, in piazza San Pietro a Roma, per “salvare la fattoria Italia” arriverà una vera e propria Arca di Noè con mucche, asini, pecore, maiali, capre, cavalli, galline e conigli delle razze più rare e curiose salvate dal rischio di estinzione dagli allevatori italiani che in migliaia da tutta la Penisola invadono la Capitale per iniziativa dell’Associazione italiana Allevatori (AIA) e Coldiretti. Martedì 17, all’ombra del Colonnato petrino ci saranno tra gli altri la bellissima bovina ‘pezzata rossa’ e la maestosa ‘piemontese’, la cui tradizione allevatoriale è molto radicata nelle nostre province.
SANT’ANTONIO ABATE
Sant’Antonio, patrono di agricoltori ed allevatori nacque a Coma nella lontana terra d’Egitto in tempi remoti (si pensa nell’anno 251), distribuì ai poveri la cospicua eredità paterna e intraprese una vita di riflessione come eremita. L’iconografia raffigura sempre un maialino munito di campanella a fianco del santo egiziano, da cui il tradizionale appellativo dialettale “Sant’Antoni del purscell”, diffusissimo nelle nostre campagne e non solo.
Nei pressi della francese Arles, città gemellata con Vercelli, nacque poco dopo il Mille il primo hospitium antoniano, per opera dei monaci benedettini dell’abbazia di Montmajeur e del nobile Gaston de Valloire che decise la costruzione dell’ospedale dopo la guarigione del figlio dal “fuoco di sant’Antonio”.
