18 Settembre 2017
RISO

Un’annata nella media, ma solo sotto il profilo della quantità: perché il riso che si raccoglierà quest’anno nelle pianure vercellesi e biellesi sarà di qualità molto buona. Il percorso di maturazione è stato ottimale e non ha visto particolari aggressioni da parte da agenti patogeni come il temuto Brusone, che negli anni scorsi aveva creato più di un problema in diversi areali.

Unici problemi, la siccità (che ha determinato riduzioni di portata irrigua e ha determinato forti cali di produzione nel territorio della Baraggia) e le grandinate che hanno colpito (in certi casi ripetutamente) un’ampia porzione di territorio, con intensità diverse, moltissimi comuni della Bassa vercellese e biellese (Albano Asigliano, Balocco Bianzè, Borgo Vercelli, Buronzo, Caresanablot, Castelletto Cervo, Collobiano, Costanzana, Crescentino, Crova, Desana, Fontanetto Po, Formigliana, Gifflenga, Greggio, Masserano, Mottalciata, Lamporo, Lenta, Lignana, Livorno Ferraris, Tronzano, Olcenengo, Oldenico, Pezzana, Prarolo, San Germano, Palazzolo, Pertengo, Quinto Vercellese, Rive, Roasio, Ronsecco, Rovasenda, Salasco, San Germano Vercellese, San Giacomo Vercellese, Santhià, Stroppiana, Tricerro, Trino, Tronzano, Vercelli, Villata, Villanova Biellese, Villarboit).

“Porteremo sul mercato un riso ottimo, e ci aspettiamo che le quotazioni diano merito al buon lavoro svolto dai nostri risicoltori in campo, anche dove le rese sono da verificare, cioè nelle aree più colpite dal maltempo” sottolinea Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli Biella, che ha altresì delega regionale per il settore risicolo.
“Il prodotto ha tutte le caratteristiche per un maggior riconoscimento, in termini di prezzo, sugli scambi in Borsa Merci: questo riso, da febbraio, sarà inoltre etichettato come 100% italiano, e porterà con sé una carta di identità importante, che distingue la sua italianità e, con essa, la qualità e il lavoro svolto da chi lo produce. Ciò grazie all’entrata in vigore del dispositivo di legge che dispone l’etichettatura d’origine obbligatoria per il riso, analogamente a quanto avverrà – sempre nel medesimo periodo - per la pasta”. Un decreto frutto dell’impegno diretto di Coldiretti e dei risicoltori vercellesi e biellesi che, proprio nel corso di una manifestazione a Roma, lo scorso aprile hanno ricevuto dal ministro delle politiche agricole il primo annuncio del provvedimento dell’etichettatura.

Tuttavia non basta, perché “gli effetti dell’impatto delle importazioni di riso a dazio zero dall’estremo oriente rappresentano una partita da giocare a più alti livelli, a partire dalla Comunità Europea: in particolare, è necessaria l'applicazione urgente della clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia e dall’estremo oriente”. A livello di scelte varietali, quest’anno sono aumentate le semine di riso Indica: tuttavia non si sono registrate troppe ‘migrazioni’ verso altre colture (in particolare il mais, negli areali più a nord), e a livello nazionale il calo di superficie destinata a riso è stimabile in soli 3.000 ettari.
“Ora dobbiamo puntare sul valore del riso italiano, sulla sua riconoscibilità, sulla trasmissione di una tradizione che deve far breccia anche nelle nuove generazioni: a differenza di molti altri cereali, il riso diventa ‘primo piatto’ con un semplice processo di trasformazione. E’ la risaia che raggiunge la tavola, portando con sé un importante valore aggiunto in termini di storia, cultura, tradizione, ambiente, qualità organolettiche, economia rurale e lavoro. Occorre che il riso italiano sia conosciuto, ‘insegnato’ e fatto assaggiare a scuola… che si riscopra simbolo di una tradizione alimentare fra tradizione e futuro. Ieri protagonista dell’alimentazione quotidiana delle famiglie, oggi il risotto è anche piatto gourmet, elaborato in mille sfumature creative. In tutto il mondo. Ma il risotto è italiano per tradizione e deve viaggiare insieme con la materia prima che l’Italia produce”.

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