11 Giugno 2008
RISO

Finchè esistono Imprenditori capaci, la risicoltura non morirà
“Non vogliamo entrare in futili polemiche ma è necessario dare una corretta informazione sui meccanismi di sostegno previsti dalla Pac. Questo per venire incontro alle esigenze del mondo risicolo, di tutti gli imprenditori agricoli e, perché no, anche di tutti coloro che non appartengono al mondo rurale”.
Con queste parole Lucio De Marchi, Vicedelegato Confederale Coldiretti Vercelli-Biella spiega la posizione della Federazione in merito alla presunta rivoluzione del sistema di aiuti legati alla produzione del riso.
Entro il 2009/2010, a seguito degli accordi EBA, 48 Paesi meno avanzati avranno pieno accesso nell’ambito dei mercati comunitari del riso. Già nel 2003 risultò indispensabile ricercare un adeguamento delle regole dell’OCM per accompagnare il settore alla competitività internazionale. In questo contesto occorreva tutelare il ruolo multifunzionale dell’azienda risicola in termini di tutela ambientale, conservazione della biodiversità, aspetti rurali e sociali, garantendo un adeguato reddito che consentisse la continuità della produttività attraverso l’introduzione di un aiuto specifico modulato in  funzione di una superficie massima garantita definita per Paese membro a supporto dell’aiuto disaccoppiato. Tutto ciò ha aperto una nuova fase nella quale il produttore è tornato ad essere protagonista orientando le scelte colturali aziendali in funzione del mercato ed accrescendo potere contrattuale, nella cessione del prodotto in un contesto più moderno ed in linea con i bisogni della società.
“Il prodotto risicolo oggi – spiega Domenico Pautasso Direttore Coldiretti Vercelli-Biella – gode esclusivamente di un aiuto disaccoppiato incrementato da un aiuto specifico erogato per mantenere l’ecosistema ambientale assicurato dalle risaie. La validità di tale misura è stata confermata anche nell’ambito dell’Health Check, seppure in forma ridotta del 50%, in un contesto di disaccoppiamento totale degli aiuti. Tuttavia, il produttore non perde assolutamente nulla, in termini economici, in quanto l’altro 50% verrà erogato in forma disaccoppiata. Qualcuno, invece, ha perso la bussola e pur di avere visibilità, sulla stampa, mostra profonde lacune di conoscenza in materia comunitaria. Come, ad esempio, sulla regionalizzazione, dove Coldiretti non ha espresso la propria posizione, anche perché l’applicazione di tale misura, oggi facoltativa per gli Stati Membri, sarà in discussione, per un’eventuale applicazione, successivamente al 2013. In ogni caso, Coldiretti giudica positivamente la proposta sullo stato di salute della PAC, documento che costituisce una buona base di negoziato sul quale adattare strumenti finanziari di politica agricola nazionale e poter sviluppare proposte progettuali finalizzate al potenziamento delle nostre imprese.
Coldiretti rassicura i propri imprenditori che, in termini puramente economici, non sussistono variazioni contributive tra accoppiato e disaccoppiato. “Siamo sempre presenti ai tavoli di lavoro e di trattativa – continua De Marchi - sempre a tutela del mondo agricolo. Lasciamo ad altri il compito di fare considerazioni demagogiche e populiste”.
La scelta del disaccoppiato, per Coldiretti. è coerente rispetto all’esigenza di garantire una adeguata offerta di prodotti, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente, oltre a rafforzare la figura dell’imprenditore risicolo nei confronti degli altri attori della filiera.
“La nostra Federazione – conclude Pautasso – non è la casa che rappresenta la rendita fondiaria, ma è l’anima degli imprenditori che fanno reddito, creano occupazione e trovano nel mercato la risposta ai propri redditi. Per questo motivo abbiamo l’obbligo della chiarezza nei loro confronti e di smascherare tentativi di cattiva informazione. Conosciamo l’intelligenza dei nostri associati perché sono dei veri imprenditori”.

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