Miele con polline Ogm? Per il prodotto di origine straniera, oggi, purtroppo, il rischio c’è “e per questo è importante scegliere quello al 100% italiano, che segue peraltro un preciso sistema di etichettatura”. Lo sottolineano Paolo Dellarole e Marco Chiesa, presidente e direttore della Coldiretti interprovinciale, dopo che il Parlamento europeo ha adottato il testo consolidato di modifica della direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il miele, frutto dei negoziati in sede di Trilogo tra le Istituzioni dell’Ue.
Secondo le disposizioni, nel miele in vendita nell’Unione Europea non sarà dunque necessario indicare in etichetta la presenza di polline contaminato Ogm nonostante il boom delle importazioni da Paesi a rischio contaminazione, come la Cina, che nel 2013 ha aumentato del 20% le spedizioni ed è diventata addirittura secondo fornitore dell’Italia preceduta solo dall’Ungheria.
Dunque, c’è ora il rischio concreto che venga venduto sul mercato miele con polline Ogm senza nessuna indicazione in etichetta perché, secondo il testo approvato, il polline, essendo una componente naturale specifica del miele, non va considerato un ingrediente e di conseguenza non sarà mai necessario indicarne in etichetta la presenza, dal momento che rappresenta un valore inferiore alla soglia dello 0,9% prevista dalla legislazione europea.
Un’interpretazione che non rispecchia peraltro la sentenza della Corte di giustizia, del 6 settembre 2011, secondo la quale il polline è un ingrediente del miele e quindi la presenza di Ogm va indicata in etichetta.
A preoccupare è il fatto che la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api.
“In Italia grazie all’azione della Coldiretti è vietato coltivare Ogm e, di conseguenza, non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria: inoltre – proseguono Dellarole e Chiesa – anche nel Vercellese e Biellese ci sono ottime produzioni di miele di qualità e assolutamente ‘libero da ogm’. Dal millefiori al castagno, dall’acacia al rododendro, per citare solo alcune delle specialità delle due province”.
Un discorso diverso vale, invece, per il miele importato in ingenti quantità da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni biotech come la Cina.
L’Italia infatti ha importato nel 2013 un quantitativo di miele addirittura superiore alla produzione nazionale per un totale di circa 18 milioni di chili di miele dei quali quasi la metà dall’Ungheria e oltre il 10% dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna dove sono permesse coltivazioni Ogm.
Il miele prodotto sul territorio nazionale è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. Per acquistare miele italiano è bene verificare sempre l’etichettatura. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell'Unione Europea, l'etichetta deve riportare l'indicazione "miscela di mieli originari della CE"; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della CE", mentre se si tratta di un mix va scritto "miscela di mieli originari e non originari della CE".
