16 Febbraio 2010
Luci (poche) e ombre (molte) sul mercato del riso

Dopo mesi, si sta per chiudere una vicenda che, purtroppo, avrà sicuramente effetti negativi sul mercato risicolo italiano: la Europea S.p.A., nota riseria pavese, è di fatto fallita. Nei giorni scorsi il tribunale di competenza ha nominato i liquidatori al fine di procedere alla messa in liquidazione definitiva della società. Una conclusione che non può che lasciare l’amaro in bocca, in quanto sono più di 200 le imprese risicole coinvolte, con un credito totale di svariati milioni di euro.

Coldiretti Vc-Bi è scesa in campo fin dall’inizio (giugno 2009) al fianco dei soci vercellesi coinvolti, fornendo ad essi assistenza legale e tributaria. Le pendenze relative alle sole impresi assistite da Coldiretti Vc-Bi (circa 30) ammontano a quasi 900.000 euro.

Questa vicenda avrà riflessi negativi sull’intero mercato nazionale del riso, in quanto verrà a mancare un importante attore con il conseguente rischio di accentramento del potere contrattuale in mano a pochi soggetti. Inoltre, le imprese risicole che non hanno avuto il riscontro economico relativo alle forniture del 2009, in molti casi si sono viste costrette a svendere il proprio prodotto pur di far fronte al mancato introito. “Oltre al danno, la beffa - commenta il Direttore della Coldiretti Domenico Pautasso - Ci auguriamo che l’autorità giudiziaria competente faccia chiarezza sull’intera vicenda nel più breve tempo possibile, valutando, semmai ce ne dovessero essere, eventuali responsabilità”.

Oggi stiamo attraversando un momento delicato e per nulla chiaro sulle prospettive del settore risicolo. La Coldiretti non intravede nessuna strategia chiara per affrontare il mercato in prospettiva futura. “Continuiamo ad assistere alle solite dinamiche, figlie di un sistema superato, dove a pagare le conseguenze sono gli anelli estremi della filiera: il produttore della materia prima e il consumatore finale. - prosegue Pautasso - Non esiste una strategia per tutelare e difendere la risicoltura d’eccellenza espressa dai nostri territori. Al contrario, qualcuno continua a sostenere l’esigenza di aumentare le superfici seminate in quanto la produzione attuale non è sufficiente a soddisfare i consumi; però, già con le superfici attuali, i prezzi alla produzione continuano a calare, e permangono giacenze di magazzino della raccolta 2009 pari a 900mila tonnellate, ancora da collocare sul mercato. Non vorremmo che qualcuno pensasse di trasformare gli imprenditori risicoli in mezzadri risicoli”.

In merito ai prezzi alla produzione, Pautasso sostiene che “secondo alcuni, nonostante la produzione attuale non sia sufficiente, bisogna vendere a prezzi internazionali. Nessuno ha però il coraggio di affrontare il problema delle speculazioni, delle inefficienze, delle diseconomie. Questi aspetti sono considerati dei tabù: secondo costoro dobbiamo solo pensare a produrre, senza porci il problema di cosa accadrà dopo”.

Infine, sui temi delle risorse idriche e degli OGM, Pautasso ritiene che “non esiste una strategia comune sull’utilizzo delle risorse idriche, che consideri parimenti importanti le coltivazioni, la produzione di energia, il deflusso minimo vitale, le esigenze di protezione civile. Non riusciamo a intravedere una politica seria sulla ricerca e sulla sperimentazione sementiera: gli stessi che appoggiano gli OGM, parlano di biodiversità, di qualità e di difesa delle eccellenze territoriali. Probabilmente non hanno ancora ben chiaro che si tratta di concetti esattamente all’opposto”.

Coldiretti continua ad insistere sul proprio progetto “Una filiera agricola tutta italiana”: “Siamo pronti a condividere il nostro progetto con tutti quei soggetti (economici, industriali, sindacali, commerciali e politici) che metteranno al centro del loro programma l’identificazione e la tutela del riso italiano. Con essi siamo pronti a sostenere e siglare accordi di filiera che favoriscano il Made in Italy. Se si importa riso dall’estero a prezzi inferiori e i consumatori pagano sempre lo stesso prezzo, è segno che diventa indispensabile accorciare la filiera affinché tutti i soggetti ne traggano il giusto vantaggio. Lo scorso anno, nello stesso momento di mercato, i prezzi pagati al produttore erano superiori del 20% rispetto a quelli odierni. Oggi, nonostante i prezzi pagati al produttore siano scesi del 20%, il prezzo al consumo non è sceso. Ciò dimostra con evidenza che non è l’utilizzo di riso italiano a far aumentare il prezzo al consumo. Occorre uscire dalla logica perversa secondo cui le perdite derivanti dalle diseconomie del sistema vengano scaricate sui produttori della materia prima e sui consumatori finali, e contemporaneamente i profitti finiscano nelle tasche di pochi”.

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