22 Dicembre 2008
Lo stato di crisi delle nostre imprese.

A pochi giorni dalla fine dell’anno possiamo fare un bilancio definitivo dell’annata agraria ormai terminata. È stato un anno caratterizzato da luci e ombre, dove è emersa tutta la debolezza economica del mondo occidentale, per anni declamata dai grandi finanzieri ed economisti: un’economia che si è però dimostrata basata solo ed esclusivamente sulle speculazioni finanziarie, artefatta e senza reali fondamenti.
 
Se per il settore risicolo possiamo sperare in un futuro abbastanza sereno, per i settori zootecnici e cerealicoli siamo dinnanzi  ad una “Caporetto”. In queste settimane le industrie lattiero-casearie stanno fatturando in acconto il latte prodotto nei mesi di ottobre e novembre a 0,31 / 0,32 € al litro: una miseria, giustificata dal fatto che i consumi sono diminuiti e si trova prodotto a prezzi concorrenziali. Tutto ciò è vergognoso, il prezzo del latte e dei formaggi per i consumatori non è diminuito.
 
Inoltre la campagna mediatica messa in opera contro l’utilizzo del latte crudo ha ulteriormente penalizzato il settore. Oggi in Italia il latte crudo distribuito dai distributori automatici rappresenta il 6% del mercato nazionale, ed evidentemente questa formula di vendita diretta non piace alle industrie. Noi ci preoccupiamo, peraltro giustamente, delle possibili conseguenze nell’utilizzo del latte crudo (intolleranza, difficoltà di digestione, ecc.), ma poi ci “dimentichiamo” che ogni anno ognuno di noi ingerisce, attraverso l’alimentazione quotidiana, circa 3 Kg tra conservanti, coloranti, additivi contenuti nei prodotti conservati. Non ci preoccupiamo quando 30 milioni di individui ogni anno nel mondo occidentale sono colpiti da patologie tumorali causate da una cattiva alimentazione, e il 75% della spesa sanitaria è destinata alla cura di queste gravi malattie.
 
Sempre da parte degli organi d’informazione viene costantemente posto l’accento sui prezzi dei beni primari, il costo del pane, del latte, dei cereali. Ma non abbiamo mai sentito nessuna voce alzarsi a denunciare il costo delle merendine confezionate, o dei piatti pronti surgelati. Tali prodotti hanno un costo che supera costantemente i 10€/kg, ma ciò non provoca alcuno scandalo.
 
Non è pensabile competere a livello mondiale quando la nostra agricoltura rispetta le regole e si impegna nel produrre correttamente e si deve confrontare con situazioni di tutta altra tendenza, vedi i suini alla diossina, o altre vicende simili. Eppure, se oggi un’azienda con 30 mila dipendenti è in crisi, viene aiutata attraverso gli ammortizzatori sociali; se 30 mila imprese agricole, zootecniche, cerealicole (con un dipendente ciascuna) sono in crisi, è un problema loro.
 
In ultimo, come possono le nostre aziende, con le loro attuali superfici coltivabili, competere con il resto del mondo quando le previsioni indicano che entro il 2016 il 17% del territorio italiano sarà cementificato?
 
La nostra agricoltura, le nostre imprese e i nostri prodotti possono essere difesi solo con l’introduzione di norme legislative che garantiscano l’origine del prodotto, garantiscano la sicurezza alimentare, sostengano la vendita diretta, nonché  realizzino accordi di filiera con l’industria di trasformazione e la Grande Distribuzione. Tutto ciò è necessario per difendere il reddito delle imprese, che oggi vedono remunerato il proprio lavoro e il proprio impegno con soli 17 centesimi per ogni singolo Euro di prodotto venduto al dettaglio.
 
Non solo, noi chiediamo apertamente il sostegno e l’impegno delle associazione dei consumatori e di tutti i cittadini consumatori per realizzare un percorso condiviso: produttori e consumatori sono le prime vittime di un sistema che ha fallito.

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