30 Aprile 2010
La Pedemontana: e il mondo agricolo?

Enunciazioni giornalistiche supportate dalle dichiarazioni rese pubbliche dell’ex-assessore regionale Borioli e dal Vice Presidente della provincia di Biella Scanzio in merito alla cantierizzazione “imminente” del Peduncolo Autostradale che collegherà l’autostrada A4 (Torino - Milano), con l’autostrada A26 (Genova - Gravellona Toce), hanno creato un certo allarme nel mondo agricolo stante il forte impatto ambientale che tale opera imporrà.
L’amministrazione della Provincia di Biella, guidata dall’ex presidente Scaramal, ha di fatto confezionato un studio preliminare senza chiedere alle Organizzazioni agricole di sedere al tavolo di discussione; non solo: la Regione ha sempre e solo dialogato con le amministrazioni Comunali senza mai chiedere agli attori del territorio pareri o controdeduzioni nel merito. Siamo infine venuti a conoscenza, dai Sindaci del territorio interessato, che CAP (società che di fatto si occupa del progetto) ha convocato un incontro per il prossimo 3 maggio, al quale non sono state invitate le Organizzazioni agricole. Giungono però rassicurazioni da parte del Presidente della Provincia di Biella Simonetti, che si è fatto interprete del problema, circa un auspicabile incontro da tenersi a breve. Riteniamo infatti che la discussione di un opera di tale portata debba necessariamente avere come punto prioritario il dialogo con il mondo agricolo, in considerazione del fatto che esso “dona” (termine forte ma appropriato viste le prime ipotesi di indennizzo) una superficie di terreni pari a 4.013.379 mq., con una perdita totale della produzione lorda vendibile che è possibile stimare attorno ai 600.000 € annui, nonché una perdita di patrimonio e di valore aziendale di svariati milioni di Euro, oltre che un aumento dei costi di produzione causati dalla viabilità modificata dovuta alla interruzione dei terreni coltivabili.
Non appena avuta notizia di un primo tracciato (preliminare), Coldiretti ha ufficialmente chiesto alle Amministrazioni Comunali interessate al tracciato un incontro chiarificatore sui dettagli progettuali dell’opera.
Paolo Seitone, funzionario incaricato e capo servizio Sindacale dell’Organizzazione, ha iniziato una serie di incontri sul territorio, accompagnato dagli agricoltori interessati.
Con il Sindaco di Cavaglià Borsoi, l’interferenza maggiore è apparsa evidente nella vicinanza della Cascina Quinto Vecchio: il tracciato infatti scorre nell’immediata vicinanza della stessa e tutta la viabilità comunale verrebbe stravolta a sfavore dell’agricoltore. Si è richiesto nel merito uno spostamento più a sud del tracciato che peraltro si porrebbe più in linea retta in dirittura dell’intersezione con la Torino - Milano.
Al sindaco Volpe di Dorzano è stato chiesto un espresso intervento diretto, al fine di preservare due strutture agricole destinate ad allevamento.
Il Comune di Salussola è quello che sosterrebbe il maggior impatto verso il mondo agricolo. È stata chiesta una continuazione di fatto (in tratto aereo) dal ponte sul torrente Elvo fino alla frazione di Vigellio, al fine di preservare la coltivazione agricola e tutta la nuova rete irrigua a pioggia dell’Ingagna; l’eliminazione delle due aree di servizio ipotizzate (con la considerazione che la tratta è estremamente corta); l’eliminazione del sovrappasso della casina Montrucchetto e la naturale prosecuzione della complanare in direzione Vigellio. Con il Sindaco Cabrio si è aperta una particolare sintonia, in quanto lo stesso è paladino interprete dell’impatto che l’opera inporrà.
Con Verrone la discussione è stata accesa: alla Giunta è stato chiesto espressamente di eliminare il casello come posizionato sul tracciato preliminare e di ricollocare lo stesso nel quadrante dell’intersezione dell’uscita della tangenziale Lancia per Salussola e Verrone.
Benna, Candelo, Vigliano, Valdengo e Cerreto Castello non hanno ancora risposto alla nostra richiesta di incontro.
Ai Sindaci interessati dal cosiddetto “Tratto-2” (Masserano, Roasio, Gattinara) è stato ufficialmente presentato un progetto alternativo, ideato circa 20 anni fa dal mondo agricolo, che di fatto sposta l’asse del percorso verso nord, in aree incolte, al fine di evitare le interferenze con un sistema irriguo testato da decenni, e di preservare la coltivazione del Riso DOP di Baraggia.
La presentazione del preliminare al CIPE impone ora di porre le osservazioni entro la fine del mese di maggio.
Coldiretti di Vercelli e Biella si aspetta ora una seria concertazione. “Come sempre siamo propositivi e disponibili al dialogo, - commenta il Direttore Domenico Pautasso - ma non accettiamo in nessun modo di essere esautorati dall’essere coinvolti nella progettazione di un’opera così imponente, che avrà un impatto importante sul territorio e sulle attività delle tante imprese agricole interessate”.
“Abbiamo lavorato per produrre soluzioni alternative - prosegue Pautasso - e desideriamo condividerle con chi avrà la responsabilità di decidere. Non siamo contrari a priori alle nuove infrastrutture, ma riteniamo che di esse, calate sui terreni agricoli, ne venga ampiamente dimostrata l’utilità”.
“Non nascondiamo una certa perplessità su come sia stata condotta fino ad oggi l’intera vicenda: qualcuno pensa probabilmente che siamo figli di un dio minore, e appartenenti ad una categoria che sia possibile non considerare. L’appello che lanciamo alle forze politiche e alla collettività intera - conclude Pautasso - è di aprire in tempi stretti il tavolo di concertazione, al fine di evitare eventuali ma necessarie contrapposizioni forti da parte della Coldiretti di Vercelli e Biella”.
 

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