“L’etichetta obbligatoria per le carni suine e ovine contribuirà a valorizzare segmenti d’eccellenza produttiva con riflessi positivi per il territorio delle nostre due province. In particolare nelle terre alte di Valsesia e Biellese, dove l’allevamento ovicaprino continua ancor oggi una lunga tradizione”.
Così il presidente e il direttore di Coldiretti Vercelli-Biella, Paolo Dellarole e Marco Chiesa, a proposito della normativa che entra in vigore domani in Italia, 1° aprile, e che toglie finalmente dall’anonimato le informazioni sulla provenienza della carne fresca di maiale, di agnello e capretto.
E’ quanto prevede il nuovo Regolamento che impone l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili.
“Si tratta del coronamento di un lungo percorso – sottolineano Dellarole e Chiesa - iniziato circa 15 anni fa con l’introduzione dell’obbligo di etichettatura di origine per la carne bovina fresca, introdotta sotto la spinta dell’emergenza “mucca pazza” con il regolamento Ce 1760/2000 che impose l’obbligo di indicare anche il luogo di nascita, oltre a quello di allevamento e macellazione. Dalla nuova norma restano però ingiustamente escluse la carne di coniglio, particolarmente diffusa a livello nazionale, e quella di cavallo oggetto del recente scandalo, ma anche le carni di maiale trasformate in salumi”.
Una carenza particolarmente grave che va colmata al più presto in una situazione in cui in Italia, come denuncia la Coldiretti, due prosciutti su tre sono fatti da maiali stranieri ma il consumatore non lo può sapere, e la situazione non è certo migliore per salami, soppressate, coppe o pancette. Su questi prodotti come su altri l’eventuale obbligo dell’origine dipenderà dagli studi di impatto che la Commissione Europea sta realizzando, con un certo ritardo sui tempi previsti dal Regolamento 1169/2011, nonché dalle successive valutazioni politiche degli Stati membri.
“La maggioranza degli operatori si sta già adeguando per rispettare la scadenza. Per essere certi di portare a casa prodotto al 100% tricolore occorrerà scegliere la carne con la scritta “origine Italia” poiché sta a significare che tutte le fasi, dalla nascita all’allevamento fino alla macellazione si sono svolte sul territorio nazionale. Una storica novità che giunge dopo gli scandali della carne di maiale tedesca alla diossina venduta in tutta Europa e degli agnelli ungheresi spacciati per italiani”.
Braciole e arista di maiale, come pure cosciotti e carrè di agnello, avranno dunque, d'ora in poi, la carta di identità e non potranno più circolare confezioni anonime. Sulle etichette andrà riportata una delle due seguenti indicazioni:
1. “Allevato in…” seguito dal nome dello Stato e poi “Macellato in…” seguito dal nome dello Stato. Ad esempio, allevato in Germania e macellato in Italia.
2. “Origine…” seguito dal nome dello Stato, ma solo se l’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato. La scritta “origine Italia” starà dunque a significare che tutte le fasi, dalla nascita all’allevamento fino alla macellazione si sono svolte sul territorio nazionale.
