3 Marzo 2009
Contro le strumentalizzazioni politiche

Rappresentiamo da soli circa il 70% per cento delle imprese agricole in Italia e ci sentiamo addosso tutta la responsabilità di agire con serietà e coerenza per risolvere concretamente i problemi della nostra gente. Le manifestazioni di questi giorni, che hanno visto scendere in campo CIA e CONFAGRICOLTURA con i trattori ad Arcore, hanno il forte sapore della demagogia che il tempo giudicherà.
La presenza di soli 360 trattori, e neanche 2000 partecipanti tra Arcore e Gemonio, conferma che neanche gli agricoltori credono più nel tranello della demagogia. I numeri delle manifestazioni non potevano essere molto diversi, visto che Coldiretti rappresenta il 65,5% degli allevamenti, che il 2,78% non aderisce a nessuna organizzazione e che la restante percentuale del 31,72% è suddivisa tra una lista di 17 sigle sindacali.
Pur nel rispetto di ogni forma di protesta, siamo seriamente preoccupati e dispiaciuti che i problemi degli allevatori e degli imprenditori agricoli vengano utilizzati per questioni politiche o per regolare i conti all’interno di una singola organizzazione.
La Coldiretti è da sempre impegnata per garantire trasparenza, legalità e giustizia. Attraverso un confronto leale e trasparente, in commissione agricoltura del Senato sono già state approvate importanti modifiche al decreto sulle quote latte, che noi continueremo a sostenere e migliorare nell’iter parlamentare.
In Italia salveremo gli imprenditori agricoli solo se avremo una etichetta chiara su latte, carne, salumi e formaggi per distinguere ciò che è italiano da ciò che è sfacciatamente spacciato come italiano. Una necessità che va accompagnata da norme e controlli per azzerare il commercio irregolare di prodotti agro-alimentari, che genera concorrenza sleale e incertezze tra i produttori.
Dobbiamo poi lottare per ridurre la forbice tra prezzi pagati dai consumatori e quelli riconosciuti agli allevatori imprenditori. La Coldiretti a tale proposito è impegnata a realizzare il progetto di filiera tutta agricola e tutta italiana, firmata dagli agricoltori.
Quotidianamente Coldiretti si impegna a tutti i livelli per accompagnare le imprese agricole al mercato, attraverso un’azione incessante nei confronti delle istituzioni e del mercato. Non dimentichiamo che l’attività sindacale in questi ultimi mesi ha portato al mondo agricolo la stabilizzazione dell’aliquota IRAP all’1.9%, la diminuzione delle accise sul carburante agricolo, il finanziamento della PPC (piccola proprietà contadina), la non applicazione dell’ICI ai fabbricati rurali, gli emendamenti presentati ad oggi approvati dalla commissione agricoltura al Senato per il ri-finaziamento del FSN (fondo di solidarietà nazionale per abbattere i costi dei premi assicurativi per le calamità naturali), la proroga della fiscalizzazione degli oneri contributivi per le aree montane e svantaggiate, gli emendamenti sul decreto quote latte per difendere e tutelare gli onesti.
Tutto ciò probabilmente non è sufficiente; rimane il problema dei prezzi, soprattutto per il settore lattiero caseario, suinicolo, cerealicolo e da carne dove solo 17 centesimi su 100 rimangano alle imprese agricole. Ma l’unica strada percorribile è quella indicata in precedenza: etichettare i prodotti affinché il consumatore possa scegliere tra i prodotti italiani e quelli provenienti da paesi terzi, spacciati per italiani. Inoltre dobbiamo rilanciare con fermezza il ruolo della cooperazione, la quale oggi, purtroppo, non difende in termini commerciali le imprese agricole. La cooperazione italiana non è nelle condizioni di competere, né in termini di quantità né in termini di qualità, nei confronti delle industrie di trasformazione e della Grande Distribuzione Organizzata, lasciando loro il monopolio del mercato.
Il problema dei prezzi lo dobbiamo cercare in queste anomalie tipiche del nostro paese. Le manifestazioni populistiche le lasciamo a chi pensa che solo con la piazza si risolvono i problemi. Noi di Coldiretti, con serenità ed umiltà, chiniamo il capo non perché deboli ed impauriti, ma semplicemente perché ci concentriamo sul lavoro con serietà e spirito di abnegazione per il bene delle imprese agricole. Agli altri ci permettiamo di dire: smettetela di denigrare la Coldiretti.

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