Le piogge delle scorse settimane hanno provocato effetti disastrosi per l’apicoltura, al termine di una primavera che si ricorderà per le anomalie del clima. Le precipitazioni hanno decimato le fioriture e messo in difficoltà le api. Così la produzione di miele crolla: equazione semplice, che non lascia spazio a troppe interpretazioni.
Particolarmente incisivo è stato l’effetto del maltempo sulla produzione di miele di acacia o robinia, in fioritura a inizio mese. Non solo: anche le temperature altalenanti, unite alle piogge, hanno infatti reso difficile il lavoro delle api che non sono riuscite a raccogliere dai fiori il polline e il nettare indispensabili per la loro sopravvivenza e la produzione di miele.
“Un vero peccato, dato che dopo un inverno mite e un buon inizio di primavera c’erano tutti i presupposti per una stagione positiva” dice Alessandro Zerbola, apicoltore di Cerrione, Biella. “Invece tutto è precipitato con il mese di maggio, ovvero nel periodo più delicato della stagione, che coincide con la fioritura dell’acacia: una produzione importantissima, maggioritaria per il territorio. I cali di produzione? Ingentissimi: noi dobbiamo ancora terminare la smielatura, ma è una delle peggiori annate che si ricordano, con un crollo almeno dell’80%, anche di più”.
Poche speranze di recupero, per non dire nessuna, per chi fa apicoltura stanziale: “Per chi, invece, pratica il nomadismo, c’è possibilità di rifarsi, pur molto parzialmente, con altre varietà di miele: dal castagno, al millefiori, al tiglio di montagna”.
Lo conferma Daniele Pasqualini apicoltore di Greggio, Vercelli: “La tropicalizzazione del clima ha compromesso una fase importante della stagione e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e quindi non sono riuscite a produrre miele.
Questo è un periodo molto delicato per le famiglie di api, quest’anno purtroppo si è partiti veramente male. La produzione è davvero molto scarsa per quanto riguarda il miele d’acacia, a fronte di una grande richiesta da tutta Italia: domanda che non si riuscirà a soddisfare proprio per mancanza di prodotto”.
Anche Pasqualini spera nelle produzioni di montagna delle prossime settimane: “Ho appena terminato di portare le arnie in Valsesia, la speranza è che il tempo ci aiuti, ma anche in montagna continuano a susseguirsi temporali e piogge. I prossimi 20 giorni saranno decisivi per tentare di limitare i danni, quantomeno sulle altre varietà”.
