29 Giugno 2016
APICOLTURA

Le piogge delle scorse settimane hanno provocato effetti disastrosi per l’apicoltura, al termine di una primavera che si ricorderà per le anomalie del clima. Le precipitazioni hanno decimato le fioriture e messo in difficoltà le api. Così la produzione di miele crolla: equazione semplice, che non lascia spazio a troppe interpretazioni.
Particolarmente incisivo è stato l’effetto del maltempo sulla produzione di miele di acacia o robinia, in fioritura a inizio mese. Non solo: anche le temperature altalenanti, unite alle piogge, hanno infatti reso difficile il lavoro delle api che non sono riuscite a raccogliere dai fiori il polline e il nettare indispensabili per la loro sopravvivenza e la produzione di miele. 

“Un vero peccato, dato che dopo un inverno mite e un buon inizio di primavera c’erano tutti i presupposti per una stagione positiva” dice Alessandro Zerbola, apicoltore di Cerrione, Biella. “Invece tutto è precipitato con il mese di maggio, ovvero nel periodo più delicato della stagione, che coincide con la fioritura dell’acacia: una produzione importantissima, maggioritaria per il territorio. I cali di produzione? Ingentissimi: noi dobbiamo ancora terminare la smielatura, ma è una delle peggiori annate che si ricordano, con un crollo almeno dell’80%, anche di più”.
Poche speranze di recupero, per non dire nessuna, per chi fa apicoltura stanziale: “Per chi, invece, pratica il nomadismo, c’è possibilità di rifarsi, pur molto parzialmente, con altre varietà di miele: dal castagno, al millefiori, al tiglio di montagna”.

Lo conferma Daniele Pasqualini apicoltore di Greggio, Vercelli: “La tropicalizzazione del clima ha compromesso una fase importante della stagione e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e quindi non sono riuscite a produrre miele.
Questo è un periodo molto delicato per le famiglie di api, quest’anno purtroppo si è partiti veramente male. La produzione è davvero molto scarsa per quanto riguarda il miele d’acacia, a fronte di una grande richiesta da tutta Italia: domanda che non si riuscirà a soddisfare proprio per mancanza di prodotto”.
Anche Pasqualini spera nelle produzioni di montagna delle prossime settimane: “Ho appena terminato di portare le arnie in Valsesia, la speranza è che il tempo ci aiuti, ma anche in montagna continuano a susseguirsi temporali e piogge. I prossimi 20 giorni saranno decisivi per tentare di limitare i danni, quantomeno sulle altre varietà”.

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