L’apicoltura “è un comparto strategico per le due province di Vercelli e Biella” e, quindi, l’avvio della nuova anagrafe apistica “va salutata con favore, così come gli annunciati provvedimenti a sostegno del settore”.
Un impatto importante, dunque, in un territorio, quello delle due province, dove la presenza di api e alveari è molto marcata e il valore economico generato dal settore è importante.
Lo sottolineano il presidente e il direttore della Coldiretti interprovinciale Paolo Dellarole e Marco Chiesa, rimarcando come, dalla Bassa Vercellese fino alle montagne di Biellese e Valsesia operino nel settore un gran numero di imprese, oltre agli hobbisti che sempre più si avvicinano all’apicoltura.
Dal 19 gennaio è dunque diventata operativa l'anagrafe delle api, con la possibilità per gli apicoltori di registrarsi sul portale del Sistema informativo veterinario accessibile dal portale del Ministero della Salute. Operatori delle Asl, aziende e allevatori potranno accedere all'anagrafe per registrare la attività, comunicare una nuova apertura, specificare la consistenza degli apiari e il numero di arnie o le movimentazioni per compravendite.
Nel 2014 la produzione made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori è, infatti, crollata (-50 per cento) per effetto del maltempo, mentre è allarme per l’arrivo in Italia dell’insetto killer delle api, il coleottero Aethina tumida, che mangia il miele, il polline e, soprattutto la covata annientando la popolazione di api o costringendola ad abbandonare l'alveare: “Il settore quest’anno ha registrato un dimezzamento dei raccolti a causa dell’andamento climatico anomalo e delle malattie: l’anagrafe delle api italiane è, fra l’altro, una importante innovazione per garantire maggiore trasparenza attraverso la rintracciabilità”.
Al crollo dei raccolti nazionali ha fatto seguito l’aumento del 17 per cento delle importazioni dall’estero di miele naturale mentre le esportazioni sono crollate del 26 per cento le esportazioni, sulla base dei dati Istat relativi ai primi 9 mesi del 2014. Il risultato è che in Italia due barattoli di miele su tre venduti nei negozi e supermercati contengono in realtà miele straniero.
A preoccupare è peraltro il fatto che più di 1/3 del miele importato proviene dall’Ungheria e quasi il 15% dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna dove sono permesse coltivazioni Ogm che possono contaminare il polline senza alcuna indicazione in etichetta. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm è tuttavia riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria sostenuta dalla Coldiretti.
In un recente incontro al Ministero cui è intervenuta Coldiretti, il viceministro Andrea Olivero ha annunciato l’elaborazione di un piano nazionale di settore collegato alle misure previste dai Piani di Sviluppo Rurale per il periodo 2014-2020. L’obiettivo è quello di presentare alle Regioni un atto di indirizzo a favore dello sviluppo dell’apicoltura del quale tengano conto vista la programmazione in corso dei nuovi interventi per il settore agricolo.
A breve sarà anche recepita la direttiva miele e nell’ambito del provvedimento nazionale di attuazione sarà previsto un intervento a rilancio del miele italiano. Olivero ha sottolineato l’avvio dell’anagrafe apistica che consentirà di avere finalmente un’esatta conoscenza della presenza delle imprese dedite all’apicoltura sul territorio nazionale, strumento importante non solo per calibrare al meglio gli interventi a favore del settore, anche in occasione di emergenze sanitarie, come è il caso attuale dell’Aethina tumida.
Sarà inoltre sostenuto il settore della ricerca in apicoltura.
