Annata amara per le castagne. Il raccolto è calato anche del 70% dalle Alpi alla pianura, in un’area che comprende in pieno le nostre due province.
“Colpa del cinipide galligeno, che si è diffuso a macchia d’olio e che decima i raccolti” rilevano il presidente e il direttore di Coldiretti Vercelli-Biella, Paolo Dellarole e Domenico Pautasso che sottolineano come “gli effetti siano stati acuiti da un’estate troppo calda e, soprattutto, troppo secca”.
Il problema è comune a gran parte del nord Italia e non solo: il “Cinipide galligeno” è arrivato dall’oriente ed è stato scoperto per la prima volta nel 2006 divenendo endemico in appena quattro anni (tra il 2010 e il 2011).
La castanicoltura è una pratica agricola di origini molto antiche, che per molti secoli ha distinto l’economia di intere aree, concentrate soprattutto nel territorio dell’alto vercellese e della provincia di Biella.
Oltre alle castagne, questi alberi sono sempre stati preziosi per un’economia locale “allargata” a più settori. Oltre a segnare il paesaggio boschivo, diedero infatti impulso ad attività diverse come il commercio del legno, la realizzazione di edifici o la nascita di tradizioni agroalimentari ed enogastronomiche tramandate fino ai giorni nostri.
La raccolta delle castagne, come quella dei funghi, coinvolge un gran numero di appassionati che, dalle città, si spostano tra colline e montagne. Inoltre, rappresenta anche sul territorio un’attività coordinata utile ad integrare il reddito delle imprese agricole: non sono pochi, infatti, i proprietari di fondi che in questo periodo sono impegnati a selezionare le migliori per una successiva vendita diretta al pubblico.
L’albero del castagno, molto diffuso nelle due province, appartiene come faggi e querce alla famiglia delle fagacee ed è una pianta monoica (fiori maschili e femminili sono separati ma entrambe ospitati dalla stessa pianta, che fiorisce nel mese di giugno).
Tradizionalmente, la sua coltivazione avviene con l’impianto di esemplari a distanza uno dall’altro, spesso sui cosiddetti “prati magri” o nel bosco di coltura.
A livello agroalimentare, le castagne hanno tradizioni di consumo molto antiche: tradizionale è la minestra di cereali (successivamente, riso), latte e castagne, possono in ogni caso essere arrostite, lessate, utilizzate per produrre farina o come base di diversi dolci.
E’ possibile conservare le castagne anche per molti mesi grazie all’essiccazione (operazione un tempo praticata anche a livello “casalingo” utilizzando le canne fumarie dei camini).
