28 Giugno 2016
ALLEVAMENTO

La valorizzazione delle razze autoctone è un passo importante e imprescindibile per la salvaguardia dell’agricoltura montana e alpina, con riflessi decisivi per le nostre terre alte delle due province di Vercelli e Biella”.
Così Roberto Mercandino, vicepresidente della Coldiretti interprovinciale, interviene a commento della richiesta di Coldiretti Piemonte indirizzata all’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero, in merito alla necessità di intervenire urgentemente sulla misura 10.1.8 del Psr 2014-2020 “Conservazione di razze autoctone minacciate di abbandono”, per evitare importanti ripercussioni sui territori, soprattutto di montagna, che rischiano di essere abbandonati.
Tra queste ci sono la Pezzata Rossa d’Oropa: l’attuale consistenza di capi bovini (al 16 giugno) è di circa 6127 capi suddivisi tra circa 178 imprese (fonte Apa): descritta già nei testi dell’Ottocento come ‘Razzetta d’Oropa’, è apprezzata per la sua rusticità ed adattamento all’ambiente alpino, e i margari biellesi ne hanno custodito, negli anni, l’identità unica. E’ una razza a duplice attitudine, carne e latte, con prevalenza per quest’ultima.  
Invece, tra quelle ovine, va ricordata la pecora Tacola (a preminente attitudine da carne) detta anche Cucch o Bertuna, tipica di Biellese e Valsesia: conta attualmente meno di 3000 capi suddivisi tra una ventina di allevatori, è allevata con sistemi che prevedono la transumanza, in molti casi permanente.
Tra le razze bovine anche la Pustertaler, originaria dell’Alto Adige, ma allevata da decine d’anni nelle nostre terre (circa sette stalle allevano un centinaio di capi).

“Coldiretti ha sollecitato l’assessore Ferrero affinché sblocchi al più presto la situazione permettendo così agli allevatori di aderire alla nuova operazione del Psr 2014-2020” ha rimarcato Maria Lucia Benedetti direttore di Coldiretti Vercelli Biella. “Si tratta di importanti risorse finanziarie che consentono di continuare ad allevare le razze tipiche dei nostri territori. Non possiamo permettere che si perda la straordinaria biodiversità presente sull’arco alpino del Piemonte settentrionale”. 

“E’ ormai da tempo che attendiamo risposte dalla Regione – rimarca il presidente interprovinciale Paolo Dellaroleaffinché le aziende, già aderenti a questa misura del Psr 2007-2013, possano essere trasferite sulla stessa misura prevista dal nuovo Psr 2014-2020, per creare continuità tra la vecchia e la nuova programmazione dei piani di sviluppo rurale. Valorizzare e sostenere il lavoro dei nostri allevatori, custodi fin dall’antichità dei territori più disagiati, è il nostro obiettivo a beneficio dell’intera economia piemontese. Le aziende presenti nelle aree svantaggiate, inoltre, svolgono anche un importante ruolo di protezione dai fenomeni di dissesto idrogeologico”.

“La sopravvivenza di queste razze– conclude il vicepresidente Mercandino – è garantita dal lavoro di allevatori biellesi e valsesiani che scelgono di investire su animali custodi di biodiversità genetica e testimoni della nostra storia rurale, da cui dipende la tipicità dei prodotti della nostra agricoltura”.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi