1 Agosto 2017
CARENZA IDRICA

Con il barometro che volge al bello stabile (ormai da settimane) e la colonnina di mercurio che schizza verso i 37 gradi, si acuiscono i problemi della siccità per l’agricoltura vercellese e biellese. Ciclici ormai da tempo, purtroppo, complice il cambiamento climatico in atto, ha visto negli ultimi 10 anni una diminuzione progressiva delle precipitazioni e un aumento, seppur minimo ma inesorabile, della temperatura media.
Sul territorio piemontese, lo confermano anche i dati metereologici, rilevati dalle oltre 150 stazioni di rilevamento  della regione Piemonte a cui si aggiungono quelle di enti collegati quali Arpa e Protezione Civile.

Una situazione che preoccupa anche il territorio delle due province, dove dal monte al piano ‘soffrono’ diverse colture – cereali in primis – oltre ai prati a fieno, dove in molti areali si è perso il taglio.

La soluzione? “Fare una volta per tutte chiarezza e programmazione” evidenzia il presidente di Coldiretti Vercelli Biella Paolo Dellarole. “Chiarezza, innanzitutto, sulle necessità che il territorio ha di acqua, e su qual è il ruolo dell’agricoltura. Iniziamo a dire che, ancora una volta, ci siamo trovati di fronte ad un’ennesima e ingiustificata accusa sl consumo d’acqua da parte della risicoltura, che è facilissimo smentire: addirittura fuorviante il titolo scelto da un quotidiano nazionale, che addirittura asserisce che occorrerebbero migliaia di litri d’acqua per produrre un chilo di riso… Niente di più falso, ovviamente, considerando che la risaia è, forse, la realtà che meglio valorizza l’acqua proveniente dalle nostre montagne, e che viene riversata nel Po dopo un lungo percorso che la vede transitare di risaia in risaia. Inoltre, l’acqua utilizzata in risicoltura non è affatto concorrenza con altri usi (idropotabile, idroelettrico, industriale, ecc. ecc.) che possono, anzi, essere programmati ‘a sistema’. Inoltre, le risaie sono a valle dei sistemi di invasi e centrali idroelettriche, e non ne condizionano affatto il funzionamento, anzi.
Proprio sul tema dei bacini idroelettrici occorre aprire un dibattito serio, perché utili al territorio: dislocazione di bacini di raccolta e di trattenimento, anche di dimensioni medio-piccole, ma distribuiti in modo capillare sul territorio dell’intera regione che possano avere funzioni multiple.
Come abbiamo visto, è innegabile che i cambiamenti climatici vadano affrontati con una programmazione attenta e ponderata. Oltre ad eventi estremi, come grandinate e ondate di gelo anche fuori stagione, anche il territorio vercellese, valsesiano e biellese si trova a fare i conti con la siccità, che si ripercuote sia in alpeggio che sulle coltivazioni di pianura. Dalle nostre Alpi viene la soluzione, viene l'acqua. Dev'esserci piena consapevolezza di dover fare qualcosa sul trattenimento della risorsa irrigua, utile all'intera società, anche a fine energetici e di approvvigionamento di acqua potabile, come anche è stato ribadito dal presidente nazionale dell'Anbi Francesco Vincenzi.

Per tutti questi motivi, l'ipotesi di realizzare nuovi invasi è dunque condivisibile: all'estero, come in Spagna, il problema è stato affrontato per tempo e il problema-siccità è molto ridimensionato. È altrettanto importante investire sulla manutenzione e conservazione della rete di canali e strutture esistente per ottimizzare ed evitare dispersione o sprechi di una risorsa strategica per i futuro della nazione non solo ai fini agricoli.
Non dimentichiamoci che l'85% dell’agroalimentare italiano deriva da agricoltura irrigua. I piccoli invasi sarebbero utili, quindi, sia per assicurare la disponibilità di acqua per le colture agrarie nei mesi estivi, sia per la produzione di energia elettrica a basso impatto ambientale e ancora negli eventi alluvionali conterrebbero i danni. Si tratta di un progetto da condividere con i vari attori presenti sul nostro territorio, dalla Regione alle amministrazioni locali, anche perché il Piemonte, dal punto di vista orografico, permetterebbe pienamente la realizzazione di invasi avendo il 60% di area montana ed una elevata disponibilità di acqua durante la fase invernale-primaverile. Serve, quindi, una programmazione e una strategia, poiché non è concepibile arrivare ad una situazione di criticità nella nostra Regione dove vengono rilasciati nel Po, senza nessun utilizzo, ben oltre il 50% delle risorse disponibili che, invece, potrebbero soddisfare diversi milioni di abitanti”.

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