20 Novembre 2017
KIWI

I kiwi made in Vercelli-Biella chiedono l’etichetta di origine. Un provvedimento necessario per un settore che “nei prossimi anni vedrà una rigenerazione degli impianti, che punterà anche su nuove varietà per avvicinarsi sempre di più ai gusti dei consumatori e, per ovviare alla moria delle piante che, da anni, sta colpendo gli actinidieti” come sottolinea il presidente della Coldiretti interprovinciale Paolo Dellarole, a pochi giorni dalla conclusione della raccolta sul territorio.
A colpire le piante in questi ultimi anni sono stati, in particolare, la batteriosi e il marciume radicale che hanno provocato una vera e propria moria delle piante stesse tanto che il raccolto piemontese è calato del 50% circa. Il Piemonte ha un importante polo produttivo che abbraccia le province di Vercelli, Biella, Torino e Cuneo per una superficie totale di quasi 5 mila ettari e una produzione di oltre 100 mila tonnellate all’anno.

E’ “certamente opportuno anche l’intervento della Regione e delle Istituzioni preposte per evitare di perdere questo importantissimo patrimonio produttivo piemontese. Coldiretti continua quindi la propria battaglia affinché al più presto arrivi l’etichettatura obbligatoria d’origine anche per i trasformati della frutta”.
Una stagione – quella dei kiwi - che sicuramente risente delle condizioni climatiche avverse: dalle gelate primaverili ad un forte caldo estivo e persistente siccità. Sicuramente non ne ha risentito la qualità delle produzioni che si conferma di alti livelli.

Negli ultimi anni la produzione dell’areale (che da Borgo d’Ale e Cigliano si estende al basso lago di Viverone e alle zone limitrofe del Canavese) è cresciuta fino a raggiungere i 500 ettari, ma lo sviluppo della batteriosi ha arrestato drasticamente questa espansione: Piemonte e Lazio sono le regioni maggiormente interessate da questo sviluppo colturale, e ciò ha consentito all’Italia di scalzare il primato della culla “storica” neozelandese.

“E’ un prodotto molto richiesto dal mercato sia all’Italia che all’estero – spiega Dellarole – e il nostro territorio ha saputo ben posizionarsi su questo segmento, tanto che il kiwi è diventato uno dei prodotti simbolo del territorio”.
E il trend commerciale positivo, con nuovi mercati negli Emirati Arabi e Paesi limitrofi, Russia e Corea del Sud (oltre alle tradizionali destinazioni europee dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera al Regno Unito), spinge gli agricoltori ad aumentare le coltivazioni.

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