“Un momento importante per conoscere la tradizione zootecnica del nostro territorio e, in particolare, una delle razze bovine che meglio rappresenta la tradizione dell’allevamento alpino, la Pezzata Rossa d’Oropa, che è peraltro considerata a rischio estinzione: la valorizzazione delle razze autoctone è, infatti, un passo importante e imprescindibile per la salvaguardia dell’agricoltura montana e alpina, con riflessi decisivi per le nostre terre alte delle due province di Vercelli Biella”.
Così Paolo Dellarole e Maria Lucia Benedetti, presidente e direttore della Coldiretti interprovinciale, sull’appuntamento del fine settimana con la Fiera di San Bartolomeo a Oropa: in particolare, sabato 10, ci sarà il raduno e la premiazione degli allevatori (promossa dall’associazione l’Associazione Agro Montis Oropense, in sinergia col santuario e la sezione biellese dell’Associazione regionale allevatori), con la previsione di oltre 300 capi partecipanti che scenderanno, con i pastori, dagli alpeggi vicini; nella giornata di domenica proseguirà la fiera e ci saranno i concerti di musica tradizionale Piemontese. Inoltre, in occasione del raduno, saranno portati in mostra trattori d’epoca degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta, in collaborazione con l'Associazione Cavalli d'Acciaio.“Un appuntamento al quale gli allevatori della Coldiretti non mancheranno, come da tradizione.”
L’attuale consistenza di capi bovini della Pezzata Rossa d’Oropa (estate 2016) è di circa 6.200 capi suddivisi tra 178 imprese: descritta già nei testi dell’Ottocento come ‘Razzeta d’Oropa’, è apprezzata per la sua rusticità ed adattamento all’ambiente alpino, e i margari biellesi ne hanno custodito, negli anni, l’identità unica. E’ una razza a duplice attitudine, carne e latte, con prevalenza per quest’ultima.
Appartiene al ramo pezzate rosse di montagna. E’ originaria dalla provincia di Biella e ha una lunga storia: si suppone sia stata introdotta nel V secolo dai Burgundi, ed è affine alla francese abondance.
Il suo libro genealogico data dal 1964, ma è stata iscritta soltanto nel 1985 sul registro ufficiale delle razze bovine.
Tra le sue caratteristiche c’è la buona adattabilità a condizioni climatiche dure. Il caratteristico mantello, come vuole il nome, è mantello pezzato rosso con margini frastagliati variabile dall'arancione al rosso carico.
Testa, estremità, ventre e fiocco della coda sono di colore bianco. La testa è leggera con profilo rettilineo, le corna sono rivolte in alto ed in aventi. Abbondante la pagliolaia.
Le zampe sono forti e robuste, particolarmente adatte alla vita in pascolo. E’ di duplice attitudine, da latte e da carne.
“La sopravvivenza di questa razze– conclude Dellarole – è garantita dal lavoro di allevatori biellesi e valsesiani che scelgono di investire su animali custodi di biodiversità genetica e testimoni della nostra storia rurale, da cui dipende la tipicità dei prodotti della nostra agricoltura”.
