4 Febbraio 2015
MAIS

Mentre ogni anno l’Italia è costretta ad importare il 40% circa del fabbisogno di mais (3-4 milioni di tonnellate) “lo scenario di mercato per la produzione nazionale è preoccupante” ed anche le province di Vercelli e Biella (particolarmente i maiscoltori della zona di Santhià/Cigliano) soffrono una situazione che ha del paradossale. Ovvero “un’aggressività sul fronte della concorrenza internazionale che finisce con il penalizzare la situazione di mercato interna”, come sottolineano Paolo Dellarole e Marco Chiesa, presidente e direttore di Coldiretti Vercelli Biella.
La ‘concorrenza’ principale viene dagli altri Paesi europei: già a settembre, infatti, l’Ue ha raddoppiato i diritti doganali sul mais a 10,44 euro per tonnellata a causa del calo dei prezzi su scala globale: le stime indicano, per il 2014, un ingresso di 3 milioni di tonnellate di mais di comunitario (oltre il 20% in più rispetto al 2013 e oltre il 35% in più rispetto al 2012) a fronte di 0,8 milioni di t da paesi terzi (compresa l‘Ucraina).
“Le quotazioni del mais secco ‘sano’ sono sui 14 euro al quintale. Troppo poco. Quest’anno, peraltro, i produttori si ritrovano con grossi quantitativi di prodotto difficilmente vendibile, poiché l’estate estremamente piovosa ha determinato l’insorgenza di muffe e micotossine”.

In merito all’evolversi della situazione, Coldiretti è a fianco dei produttori “e a breve promuoverà un incontro tecnico con i produttori di mais di Cigliano e Santhià per valutare ogni azioni tesa, da un lato, ad affrontare e prevenire il problema delle micotossine e, dall’altro, per individuare insieme agli stessi imprenditori agricoli le possibili strategie per risolvere la situazione”.

Tra i problemi affrontati negli ultimi anni va ricordata anche la diabrotica virgifera virgifera, insetto-killer del granturco che, anche sul territorio, ha provocato negli anni scorsi con i suoi attacchi l’allettamento di numerose colture.
“E’ indicativo che in Piemonte, rispetto al 2013, si sia verificata una lieve contrazione della superficie seminata a mais del -2.9%, passando quindi da 176.155 ettari a 171.129 ettari e ad un aumento significativo  della soia, passando da 9.380 ettari a 12.425 ettari con una variazione percentuale del 32.5%”.
I produttori di mais, peraltro, hanno dovuto affrontare più di un problema: l’annata 2014 è stata caratterizzata da popolazioni di diabrotica più consistenti, soprattutto nelle zone pedemontane, di quanto ci si potesse attendere considerata la scarsa presenza di adulti fatta registrare nel 2013. Per quanto riguarda la piralide, i forti temporali e il conseguente calo termico registrato nel periodo di giugno e luglio hanno contribuito a rallentare il suo sviluppo su buona parte del territorio della Pianura Padana. Conseguentemente la fase di raccolta per mais più tardivi è stata posticipata.

Il mais è una delle prime piante di origine americana che vengono introdotte e coltivate nel vecchio continente dopo le scoperte di Cristoforo Colombo: già nel Cinquecento la coltura è fiorente in Italia e, nelle regioni di settentrione, soppianta rapidamente (insieme al riso) le precedenti colture cerealicole di miglio e panìco: “Un bene prezioso e fortemente identitario per il patrimonio agroalimentare italiano e del territorio, che anche nelle nostre province è alla base di piatti di marcata tipicità, come la polenta o vari tipi di dolci” concludono Dellarole e Chiesa. “Per questo va difeso, a partire dalla giusta remunerazione per le imprese che lo producono”.

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