A Milano per la giornata dedicata all’Ortofrutta, ed evidenziare il valore identitario che riveste la produzione ortofrutticola di pesche, kiwi, ciliegie, ma anche del fagiolo di Saluggia e tutti gli altri prodotti di frutteto e orto che si coltivano da lungo tempo nel comprensorio di Vercelli e Biella. Pesche e susine sono stati tra i frutti distribuiti oggi a Expo (cinquemila chili di frutta fresca in totale, provenienti dalle regioni di tutta Italia), insieme a spremute di arance tardive e di bergamotto.
Da Cigliano, Borgo d’Ale e dal Basso Biellese sono numerosi i frutticoltori intervenuti oggi a Expo, insieme al presidente e al direttore della Coldiretti interprovinciale, Paolo Dellarole e Marco Chiesa: “Per la prima volta la spesa per frutta e verdura degli italiani ha sorpassato quella per la carne ed è diventata la prima voce del budget alimentare delle famiglie con una rivoluzione epocale per le tavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo”.
Dato confermato da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi gli ultimi quindici anni, divulgata proprio in occasione della Giornata dell’ortofrutta al Padiglione Coldiretti ad Expo, con migliaia di agricoltori provenienti dalle campagne delle regioni insieme al Ministro Maurizio Martina e al presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.
La spesa degli italiani per gli acquisti di frutta e verdura infatti rappresenta ora il 23 per cento del totale del budget destinato dalle famiglie all’alimentazione per un importo di 99,5 euro per famiglia al mese contro i 97 euro della carne che, con una incidenza del 22 per cento sul totale, perde per la prima volta il primato.
L’affermarsi dell’ortofrutta nella dieta degli italiani ha fatto nascere opportunità professionali come dimostrano i nuovi mestieri della frutta e verdura scesi in campo all’Expo per iniziativa della Coldiretti con dimostrazioni pratiche, dal sommelier che insegna a scegliere il miglior tipo di frutta da abbinare al pasto, allo scultore che crea magie usando le verdure, dal personal trainer dell’orto che insegna il fai da te a quello della spesa che aiuta ad ottimizzare gli acquisti di frutta e verdura.
“E’ in atto a livello globale una tendenza al riconoscimento del valore alimentare della frutta e verdura alla quale dobbiamo saper dare una risposta concreta”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’Italia ha il primato europeo nella produzione che genera un fatturato di 13 miliardi con 236.240 aziende che producono frutta, 121.521 che producono ortaggi, 79.589 patate e 35.426 legumi secchi”.
I sommelier della frutta sono molto richiesti nelle scuole e cominciano a fare capolino negli agriturismi e nei ristoranti per insegnare soprattutto alle nuove generazioni e non a riconoscere varietà, grado di maturazione, sapore, colore, origine e profumo di mele, pere, pesche e anche dei piccoli frutti.
In questi ultimi anni con la ricerca della salubrità si è verificato peraltro un diffuso interesse alla coltivazione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all'occorrenza, con quasi 20 milioni di italiani che aspirano ad avere il pollice verde secondo l’Indagine Coldiretti/Censis. “Se in passato erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione dell’orto, memori spesso di un tempo vissuto in campagna, adesso – continuano Dellarole e Chiesa - la passione si sta diffondendo nelle nostre due province anche tra i più giovani e tra persone completamente a digiuno delle tecniche di coltivazione”.
Un bisogno di conoscenza che è stato colmato con il passaparola e con le pubblicazioni specializzate, ma che ora ha favorito la nascita di una nuova figura professionale con dei veri e propri “personal trainer dell’orto” con il compito di offrire consulenza e tutoraggio a domicilio su tutto il territorio nazionale, messi a disposizione dalla rete degli orti urbani di Campagna Amica.
C’è però anche il tutor della spesa che guida i consumatori nelle scelte di acquisto di un bene diventato piu’ prezioso con l’indicazione non solo delle provenienze, delle stagionalità delle varietà migliori da scegliere, ma anche delle specifiche proprietà salutistiche senza dimenticare le modalità di conservazione di prodotti altamente deperibili soprattutto con il caldo, per aiutare a risparmiare, senza rinunciare alla qualità. Una figura - spiega la Coldiretti - presente in molti mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove è possibile acquistare frutta e verdura di stagione direttamente dagli agricoltori, ma che è anche richiesta per la preparazione di volantini informativi o cartelli in altre forme distributive.
Però il futuro della frutticoltura italiana e del territorio è tutt’altro che scontato: infatti l’intero “frutteto italiano” si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante di mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, che rischiano di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.
La superficie coltivata a frutta in Italia che è passata da 426mila ettari a 286mila, un crollo netto del 33 per cento in 15 anni, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat sulle coltivazioni legnose agrarie pubblicati nel 2015.
A determinare la scomparsa delle piante da frutto è stato il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi di produzione.
Il taglio maggiore ha interessato i limoni, con la superficie dimezzata (-50 per cento), seguiti da produzioni radicate nel territorio, come pesche e nettarine (-39 per cento); giù anche pere (-41 per cento), arance (-31 per cento), mele (-27 per cento), clementine e mandarini (-18 per cento).
A preoccupare i nostri produttori è anche “il blocco delle esportazioni dei prodotti ortofrutticoli dell’UE verso la Russia a causa dell’embargo deciso da Putin, in vigore dal 7 agosto 2014 e recentemente prorogato al 6 agosto 2016, che porta a perdite dirette e indirette al settore ortofrutticolo nazionale. Perdite dirette per mancate esportazioni e indirette a causa di un appesantimento generale del mercato comunitario che deve essere compensato da misure adeguate da parte dell’Unione Europea”.
In più, dal campo alla tavola i prezzi della frutta moltiplicano fino al 500 per cento, dalle pesche pagate al produttore 0,30 euro e rivendute al consumatore a 1,80 euro alle susine, per le quali l’agricoltore si vede corrispondere 0,40 euro per poi ritrovarle sui banchi dei supermercati a 1,40 euro, dai meloni che da 0,40 euro schizzano a 1,40 euro al chilo, all’uva da tavola che si trova in vendita a 2,50 euro rispetto agli 80 centesimi dati a chi la coltiva, che non riesce più a coprire neppure i costi di produzione.
“E’ in atto una vera speculazione che sottopaga la frutta al di sotto dei costi di produzione agli agricoltori e non permette a molti cittadini di garantirsi il consumo di un prodotto indispensabile per la salute in questa stagione”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "nella forbice dei prezzi dal campo alla tavola c’è margine da recuperare per garantire un reddito sufficiente agli agricoltori e acquisti convenienti per tutti i cittadini".
Serve pure “rimuovere gli ostacoli strutturali che determinano uno svantaggio competitivo per le nostre imprese, con regole armonizzate sulle importazioni dall’estero dove spesso vengono utilizzati prodotti chimici vietati in Italia, controlli qualitativi piu’ stringenti anche sulla reale provenienza della frutta in vendita, senza dimenticare i costi aggiuntivi dovuti dall’arretratezza del sistema di trasporti, come il recente caso dell’autostrada siciliana ha drammaticamente evidenziato”.
