30 Luglio 2015
SICCITA’

“L’attuale emergenza siccità è la conferma più tangibile della necessità di predisporre contromisure efficace, tra cui la realizzazione della diga in Valsessera è, appunto, di primaria importanza”. Lo sottolineano il presidente e il vicepresidente di di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e Roberto Mercandino, unitamente al direttore Marco Chiesa.

Quanto sta succedendo è sotto gli occhi di tutti: l’agricoltura delle due province sta soffrendo gli effetti di una siccità che ha pure carattere di eccezionalità, ma non troppo: è la quinta volta in quindici anni, infatti, che si ripetono tali effetti “e il cambiamento delle condizioni climatiche in atto purtroppo non si può ignorare a lungo”.
Mais e soia seccano nei campi (con perdita totale dei raccolti in alcune zone), il riso è a rischio in diversi areali, soprattutto del medio vercellese, mentre il bilancio si aggrava di giorno in giorno. Da Arborio, a Lenta, a Ghislarengo, la situazione è pesante: sono segnalate riduzioni per l’acqua di irrigazione, particolarmente per quanto riguarda Sesia, Canale Cavour e il nuovo canale della Baraggia. Ove possibile, si cerca di mantenere per quanto possibile l’irrigazione per tutte le colture (ad esempio, continua a funzionare la diga del torrente Ingagna). Non si tratta solo di assicurare acqua e futuro all’agricoltura di un ampio comprensorio, “ma anche ai cittadini che possono così vedere scongiurato il rischio trovarsi in difficoltà con l’approvigionamento idrico”.

Per Coldiretti Vercelli-Biella servono “condivisione” e “solidarietà istituzionale” verso un progetto che “le imprese agricole del territorio giudicano vitale per il loro sviluppo”. Da qui il rinnovato appello alla politica a un “senso di responsabilità comune, che guardi alla realtà dei fatti in modo oggettivo e senza preconcetti”.
Come detto, la posta in gioco è grande e interessa il futuro dell’intera agricoltura vercellese e della bassa provincia di Biella: “per produrre alimenti sicuri aventi elevati standard qualitativi, l’agricoltura ha necessità di poter contare su acqua pulita e su quantitativi che non è possibile ridurre oltre un certo limite se non si vuole pregiudicare gli obiettivi di produzione comunitari ed esporre l’Ue ad un aumento di importazioni di prodotti agricoli dai paesi extra-europei. L’esempio del nostro riso lo conferma. Va altresì precisato che la risicoltura utilizza l’acqua, ma non la consuma in modo invasivo: infatti, l’acqua che irriga le risaie biellesi e vercellesi è restituita ai fiumi e alle falde, che a loro volta ne continuano il ciclo rigenerativo”.
Un utilizzo consapevole dell’acqua – aggiunge la Coldiretti interprovinciale – non si limita a dissetare l’agricoltura, ma è importante per molteplici ambiti quali la produzione di energia idroelettrica, l’approvvigionamento di acqua potabile, il deflusso minimo vitale e le esigenze di protezione civile.
E se di agricoltura si parla, “va considerata l’importanza che il settore primario riveste per il comprensorio interprovinciale: anche l’attuale crisi economica sta evidenziando come la strategicità dell’agricoltura sia vitale per lo sviluppo del territorio. Un settore, quello agricolo, che dà prospettive concrete a un territorio in cui il lavoro scarseggia, ma che chiede di poter operare nelle giuste condizioni: una su tutte è proprio la “certezza dell’acqua” in tempi di incertezze climatiche sempre più forti. Una certezza che, piaccia o no, può essere garantita solo con la creazione di nuovi invasi”.

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