25 Gennaio 2013
SERGIO MARINI RICONFERMATO PRESIDENTE NAZIONALE COLDIRETTI

E’ un sostegno “pieno, convinto e sincero” quello che arriva dalle province di Vercelli e Biella a Sergio Marini, confermato ieri alla presidenza della Coldiretti nazionale.
La federazione interprovinciale della più rappresentativa organizzazione agricola era rappresentata a Roma dal presidente Paolo Dellarole e dal direttore Domenico Pautasso, “ma – come loro stessi sottolineano - è la voce di ogni imprenditore e coltivatore diretto che, da ogni angolo delle nostre pianure, colline e montagne, si congratula felice con il nostro presidente, che tutti hanno voluto come loro guida per il prossimo quadriennio. Con Marini Coldiretti si slancia verso nuovi traguardi ed è pronta a contribuire per la crescita del Paese”.
Un grande “in bocca al lupo” va anche a Roberto Moncalvo, eletto a dicembre presidente di Coldiretti Piemonte ed oggi chiamato ad entrare a far parte della giunta nazionale.

La gente ha ben presente l'importanza dell'agricoltura  e la politica ne sta prendendo atto riconsiderandone il ruolo e le potenzialità”  ha dichiarato il presidente rieletto.
“Il nostro progetto – ha proseguito Marini - mette al centro l'impresa legata al territorio che fa della qualità e della creatività il suo punto di forza per competere sui mercati, ma anche una lotta spietata ai “fubetti” dell’agroalimentare che fanno affari con il falso Made in Italy.
Il modello di sviluppo che vogliamo per la nostra agricoltura trae quindi nutrimento dai nuovi punti di forza del Paese. Nel fare un bilancio degli ultimi quattro anni – continua il presidente - possiamo affermare che ne esce una Coldiretti rafforzata sul piano organizzativo e sul piano della rappresentanza ed emerge soprattutto il dato interessante del ritorno dei giovani in agricoltura e della speranza che essi hanno di avere un futuro nel settore”.

Moncalvo è nato in provincia di Torino ma non lontano dalla pianura vercellese: classe 1980, è infatti originario di Chivasso: “Ho dato la mia disponibilità a far parte della giunta nazionale con entusiasmo perché credo che Coldiretti stia attraversando un’importante stagione di impegno e di concretezza gestendo con determinazione  la fase economica e sindacale. Mettiamo al centro del sistema economico l’impresa agricola con gli imprenditori impegnati nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari attraverso gli strumenti creati dall’organizzazione”.
L’ampia progettualità – sottolinea ancora Moncalvo – ”passa attraverso quattro fondamentali pilastri: il progetto economico e gli accordi di filiera che mirano alla concentrazione del prodotto e a fare sistema tra settori produttivi; i consorzi agrari che stanno tornando ad essere centrali nella politica economica e agroalimentare del Paese; Campagna Amica che con le botteghe, i mercati e gli agriturismi  promuove e valorizza i prodotti agricoli locali. Inoltre con un progetto rivolto al sociale puntiamo a garantire un’attenzione soprattutto nelle zone marginali dove la presenza umana rappresenta il reale presidio del territorio”.
Va infine sottolineato che “Coldiretti è fortemente impegnata per abbattere la troppa burocrazia che genera un ingiustificato aumento dei costi di produzione delle imprese agricole”.

IL PRESIDENTE SERGIO MARINI E LA NUOVA GIUNTA DI COLDIRETTI
Sergio Marini è nato a Terni il 27 luglio 1964 è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Perugia.
Vicepresidente nazionale è stato eletto Mauro Tonello, nato a Codigoro (Ferrara) il 9 aprile 1960, Presidente della Federazione Regionale dell’Emilia Romagna.
Fanno parte della nuova Giunta esecutiva Gabriele Calliari, nato a Romeno (Trento) il 2 gennaio 1959, Presidente della Federazione Regionale del Trentino Alto Adige, Tulio Marcelli, nato a Firenze il 14 settembre 1972, Presidente della Federazione Regionale della Toscana, Gennarino Masiello, nato a Benevento il 1 luglio 1972, Presidente della Federazione Regionale della Campania, Pietro Santo Molinaro, nato a Marano Marchesato (Cosenza) il 1° novembre 1958, Presidente della Federazione Regionale della Calabria, Roberto Moncalvo, nato a Chivasso (Torino) l’8 agosto 1980, Presidente della Federazione Regionale del Piemonte, Ettore Prandini, nato a Leno (Brescia) il 27 luglio 1972, Presidente della Federazione Regionale della Lombardia e Piergiorgio Quarto, nato a Carbonara di Bari il 7 gennaio 1970, Presidente della Federazione Regionale della Basilicata.

COLDIRETTI: SINTESI DELL’ ”ITALIA CHE VOGLIAMO”
1. Noi vogliamo un’Italia che si spenda per un governo globale dei beni comuni
Non c’è possibile globalizzazione senza globalizzare anche le regole. Il cibo va collocato ai vertici dell’ agenda della politica globale e nazionale…riconoscendo il valore strategico dell’agroalimentare contro il “deserto di marchi”, e la “scellerata” delocalizzazione dell’industria  italiana.
 
2. Noi vogliamo un’Italia con più Europa e un’Europa con più Italia
Per avere la forza e l’autorevolezza di costruire un contesto di regole, a salvaguardia dei beni comuni, è necessario lavorare alacremente alla costruzione degli Stati Uniti di Europa. Dobbiamo essere in grado di portare pienamente “l’Italia in Europa”, facendo sì che la nuova Politica Agricola Comunitaria riconosca il valore strategico del “modello italiano”.  
 
3. Noi vogliamo un’Italia sussidiaria e solidale
La sussidiarietà diventa strumento cardine per gestire la semplificazione burocratica e i principi di solidarietà sono indispensabili per superare le diseguaglianze. Nelle nostre imprese l’intreccio fra sussidiarietà e solidarietà ha contribuito a mantenere la coesione territoriale,  il legame fra generazioni,  fra donne e uomini. In tutti i momenti in cui il Paese ne ha avuto bisogno Coldiretti è sempre stata presente.  
 
4. Noi vogliamo un Italia che investa sui suoi punti di forza
Patrimonio storico ed artistico, paesaggio, biodiversità, ricchissima articolazione territoriale, originalità e creatività, gusto e passione, intuito e buonsenso sono le risorse che garantiscono quel valore aggiunto inimitabile e non delocalizzabile al “saper fare” italiano. Lo dimostrano i suoi primati nel mondo in termini di valore aggiunto per ettaro, di export, di qualità e sicurezza alimentare, di contributo positivo al Pil che ci hanno permesso di mantenere vitali un numero di imprese senza eguali in Europa.
 
5. Noi vogliamo un’Italia che fa l’Italia
Esiste a nostro giudizio una via italiana allo sviluppo aggiuntiva se non sostituiva di quella finora dominante. Il successo del nostro progetto è la dimostrazione che questa strada è percorribile e virtuosa:
- perché distintiva, legata cioè a  punti di forza esclusivi del nostro paese,
- perché durevole, in quanto ancorata a fattori non delocalizzabili;
- perché replicabile in tutti i settori dell’economia;
- perché arricchisce e non consuma i valori da cui trae nutrimento.
 
6. Noi vogliamo un’Italia in cui ci sia buona politica
Per accompagnare la crescita, abbiamo bisogno di “buona politica” in primo luogo per perseguire un più ampio interesse di carattere generale, ciò che si definisce “bene comune”. E per la nostra agricoltura chiediamo un impegno speculare:
- verità, per garantire trasparenza ai cittadini consumatori 
- giustizia per contrastare la rendita e ridistribuire valore aggiunto a vantaggio di chi lo produce
- legalità, per impedire i fenomeni che minacciano il valore del marchio “Italia” 
 
7. Noi vogliamo un’Italia che sappia alimentare la fiducia
La carenza della “fiducia” dentro le nostre famiglie  rappresenta un fattore di compressione di consumi e investimenti e impedisce la condivisione sociale nei confronti di serie politiche di contenimento del debito pubblico. La nostra agricoltura contribuisce ad attrarre e a trattenere più giovani rispetto agli altri comparti economici. Ciò accade perché essi colgono quella cifra di futuro che consente loro di scommettere sull’intrapresa economica.
 
8. Noi vogliamo un Italia dove il benessere torni a contare più del PIL
Se tutto è merce e il Pil diventa l’unico misuratore del benessere, la finanza prende il sopravvento sull’economia reale. E’ tempo di ripensare lo sviluppo in una logica di benessere secondo principi di sostenibilità, etica del lavoro e coesione sociale. Dentro al consumo di cibo c’è la cultura dei territori, la tipicità e la creatività di tutta la gente che l’ha generato. Dentro al cibo c’è la sicurezza alimentare che noi abbiamo garantito. Dentro i nostri farmers market si sta generando nuova economia e nuova occupazione, nuova qualità della vita.
 
9. Noi vogliamo un’Italia che riscopra i valori della comunità
La crisi ci ha fatto riflettere sulla necessità di investire su valori che non conoscono erosione: la socialità, l’amicizia, la famiglia, lo stare bene assieme, la spiritualità, la solidarietà….in essi c’è la chiave per potersi integrare nel mare della globalizzazione senza smarrirsi. I canali emotivi che abbiamo saputo creare con i consumatori e i cittadini, attraverso le iniziative nelle scuole, nelle piazze, nei borghi, nelle campagne, rispondono a questa domanda di prossimità e sono esse stesse fondanti della comunità.
 
10. Noi vogliamo un’Italia dove l’etica sia al primo posto
Una molteplicità di episodi in questi anni ha messo a nudo le debolezze del ceto politico nazionale e locale, generando indignazione  e pulsioni antipolitiche.  Pulsioni comprensibili, ma non prive di contraddizioni, perché scaricando le colpe sul soggetto più visibile  mettono da una parte  le responsabilità di altri soggetti economici e in taluni casi, anche delle forze di rappresentanza. Noi abbiamo tenacemente tenuto insieme gli  interessi particolari dei nostri imprenditori con quelli più generali dei cittadini e quindi del Paese.  L’abbiamo fatto con l’obiettivo di offrire ai nostri associati e ai cittadini, da un lato, una chiave di soluzione delle problematiche dell’oggi, e dall’altro, per donare ai nostri figli e al Paese le radici di “un nuovo civismo”.

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