26 Gennaio 2010
Superproduzione e prezzi a picco: Coldiretti risponde all’Ente Risi

In merito alle dichiarazioni rese dal Presidente dell’Ente Risi Piero Garrione relativamente alla abbondante produzione risicola, alle difficoltà di collocazione del prodotto e al conseguente crollo dei prezzi, Coldiretti non nasconde le proprie perplessità, sia nel merito dell’analisi che nelle soluzioni proposte.

“Ci chiediamo - commenta il Direttore della Coldiretti Domenico Pautasso - se le indicazioni espresse in passato dall’Ente Risi, prima dell’inizio della campagna di semina del 2009, in cui si esortavano i produttori ad aumentare le superfici destinate a riso (portate a 238.000 Ha, ma il suggerimento era di raggiungere i 260.000 Ha) fossero frutto dell’euforia di mercato oppure di una programmazione coordinata con le industrie, degna di un settore così importante per la nostra economia. Non è ammissibile che ogni qualvolta ci siano delle campagne positive, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, debba immediatamente seguire una generale fibrillazione relativa ai prezzi, sperando, come ventilato dal Dott. Garrione, che il mercato dell’Est europeo apra le proprie porte.”

“Ci interroghiamo anche - prosegue Pautasso - sul ruolo e sull’affidabilità dell’Ente Risi nello scenario produttivo; ci chiediamo infine quale potrà essere il futuro della risicoltura italiana, fintanto che non si affronterà in modo serio il mercato a venire.”

Come ricordato in più circostanze dalla Coldiretti, non è speculando sui prezzi alla produzione (e la ipotizzata apertura verso i mercati dell’Est presuppone proprio tale scenario) che si aprono nuove opportunità, poiché a pagarne le conseguenze sarebbero solo i produttori. Sono necessari, al contrario, progetti seri che tengano conto delle produzioni, delle varietà, dei consumi e delle reali necessità di mercato. C’è bisogno di un rinnovato rapporto, serio e fermo, tra il mondo della produzione e l’industria di trasformazione. La programmazione delle produzioni e delle vendite deve necessariamente tenere conto di tutti gli attori della filiera, inclusi specialmente i medi e piccoli produttori, e le medie e piccole riserie.

La Coldiretti sollecita da anni un rapporto diretto e costruttivo con l’industria di trasformazione, purché essa metta al centro del proprio progetto industriale la difesa del prodotto nazionale, e non utilizzi la bandiera del “Made in Italy” esclusivamente per attuare una pubblicità fine a sé stessa, dalla quale né produttori né consumatori trarrebbero vantaggi, sia dal punto di vista economico che qualitativo.

È questa l’ennesima conferma che il progetto di Coldiretti, “Una filiera agricola tutta italiana”, è l’unica soluzione oggi presente sullo scenario economico italiano per rendere i produttori partecipi in prima persona, ed evitare (a loro e ai consumatori) le solite speculazioni dei soliti ignoti, i quali non possono considerare i coltivatori come mezzadri del terzo millennio.

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